LE ISOLE DI PLASTICA

Quotidianamente, una massa enorme di prodotti affluisce sul mercato per appagare i bisogni mutevoli e spesso artificialmente indotti di milioni di consumatori; parallelamente, una gigantesca quantità di oggetti viene eliminata per fare spazio a prodotti nuovi e occasionalmente più performanti.

 

Viene spontaneo chiedersi quale sia il vantaggio di questa inarrestabile compulsione all’acquisto, perché le uniche evidenze tangibili sono schiere di consumatori perennemente insoddisfatti e montagne di rifiuti da smaltire.

Ho avuto la netta percezione della gravità di questo fenomeno guardando le foto di alcune chiazze di rifiuti galleggianti che si trovano in mezzo agli oceani, formate dai materiali abbandonati in mare. Nel nord del Pacifico ad esempio, si trova una delle ormai famose isole di plastica, la “Pacific Trash Vortex, una concentrazione di rifiuti talmente grande (ha un’estensione pari a quella della Francia) da spingere un’associazione ambientalista a chiederne provocatoriamente il riconoscimento a Stato.

 

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E poiché ogni Stato ha i suoi abitanti, ho sentito l’esigenza di dare forma ai cittadini dell’Isola di Plastica, che, insieme agli animali di plastica e alla vegetazione di plastica, popolano un luogo apparentemente immaginario, ma tristemente reale.

 

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